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Carissimi Associati e lettori tutti del nostro sito,

certa di interpretare in questo momento le istanze non soltanto di chi è iscritto al nostro sindacato, ma di tutti i proprietari di casa, sono a rendere noto che l’Associazione che mi pregio di rappresentare a livello provinciale, si farà portavoce di una iniziativa di protesta – per il momento circoscritta alla nostra Città – contro le aliquote determinate dal Comune di Torino e le modalità di prelievo stabilite per la tanto contestata Imposta Municipale Unica, più comunemente nota come IMU.

Seppure non si può ignorare che, nel momento attuale, sia necessario provvedere al risanamento dei conti pubblici dello Stato e degli Enti Territoriali, riteniamo infatti non condivisibile e altamente ingiusto che tale obiettivo venga perseguito attraverso la tassazione indiscriminata del patrimonio immobiliare privato.

Al contrario, secondo l’opinione di chi scrive e di molti autorevoli osservatori politici ed economici, il risanamento del debito pubblico dovrebbe piuttosto essere perseguito attraverso un vigoroso taglio di spesa della pachidermica macchina statale che, pur a fronte della più volte annunciata volontà di razionalizzare la spesa pubblica, non si è tradotta fino a questo momento in alcun provvedimento di apprezzabile incisività.

Già in passato i cespiti immobiliari sono stati oggetto di continua e costante tassazione e, ancora una volta, per non smentire una abitudine ormai più che decennale,  il primo oggetto di imposizione è risultata essere la casa, sia quella di prima abitazione sia, con maggiore incisività, gli immobili concessi in locazione a favore di terzi.

In questo momento particolarmente delicato per via della grave recessione economica che stiamo attraversando, tutti i proprietari di immobili, sono impegnati nel pagamento di una tassa che grava inopportunamente sul bilancio economico delle famiglie.

La tassazione non risparmierà le case sfitte, né quelle concesse in godimento a titolo di comodato gratuito (e ve ne sono molte) fra soggetti appartenenti al medesimo nucleo familiare (si pensi ai contratti di comodato stipualti fra padre e figlio), entrambe situazioni che in passato avevano beneficiato di un’aliquota ICI agevolata.

Non di meno, la Città di Torino si è distinta negativamente nella determinazione delle aliquote-base su cui viene calcolata l’IMU, attestandosi – a differenza di molte  altre città quali, Firenze, Roma e Venezia, che hanno contenuto il loro prelievo su standard meno gravosi rispetto a quelli della nostra Città –ai massimi della forbice che era stata indicata dal Governo.

Il Comune di Torino, ha infatti deciso di assogettare la prima casa ad una tassazione del 5,75 per mille, mentre il prelievo sulle seconde case sarà del 10,6 per mille.

Sorge spontaneo domandarsi quale sia la situazione del bilancio cittadino, tale da necessitare un prelievo fiscale così ingente.

A tale riguardo, non pare infatti convincere il tradizionale argomento utilizzato dalle amministrazioni locali secondo cui soltanto una parte della tassa va a beneficio dell’amministrazione locale, mentre una consistente parte viene trasferita a livello statale.

Ritengo sarebbe doveroso da parte dei nostri Amministratori, anche alla luce delle innumerevoli proteste che si sono fin qui succedute, ivi compresa la presente, chiarire ai propri concittadini quali ragioni, quanto meno per un criterio di trasparenza, giustifichino l’applicazione delle massime aliquote ai fini della tassazione IMU.

Ciò detto mi permetto di affrontare la questione che ritengo più che mai ingiusta e relativa alla tassazione IMU per i contratti regolati dalla Legge  n° 431/98, art. 2, comma 3, vale a dire i c.d. contratti a canone agevolato.

E’ notorio a tutti che, in epoca precedente all’introduzione dell’IMU, i contratti di locazione ad uso abitativo regolati dalla normativa citata – con i quali il proprietario acconsentiva di stipulare un contratto di locazione ad un canone determinato in base ai criteri di calcolo di cui agli accordi territoriali – godevano di una tassazione ICI ridotta all’1 per mille.

La filosofia della norma a cui faccio riferimento era quella di agevolare l’incontro fra proprietario-locatore ed inquilino, al fine di consentire a quest’ultimo di poter locare un immobile, con un canone ridotto rispetto a quanto avrebbe potuto reperire sul libero mercato per un analogo immobile; il proprietario, per converso, impegnandosi a percepire un canone inferiore a quello di mercato, godeva di una tassazione minore.

La rilevante diffusione che i contratti di locazione regolati dall’art. 2, comma 3, della Legge n° 431/98 hanno avuto negli ultimi anni è stata la concreta prova di quanto l’agevolazione fiscale abbia saputo indurre il proprietario a locare il suo bene percependo un canone di locazione inferiore, compensandoli con un trattamento fiscale di favore.

Si è trattato, in altre parole, di un accordo trilaterale tra proprietario, inquilino e Comune, nel quale quest’ultimo accordava una riduzione della tassazione ICI al fine di agevolare la stipula dei contratti di locazione della fattispecie sopra indicata.

Numerosissimi sono i contratti di locazione ex art. 2, comma 3, Legge n° 431/98, oggi in corso, la cui durata varia da un minimo di tre anni fino a un massimo di durata di sei anni, oltre alla proroga biennale.

I moltissimi proprietari che si erano avvicinati con fiducia a questa tipologia di contratto in vista del migliore trattamento fiscale, subiscono oggi la beffa da parte del Comune che si era impegnato a determinare un’aliquota ridotta per supportare, incrementare, favorire e pubblicizzare la stipula di contratti c.d. a canone concordato.

In esito alle recenti delibere, il Comune ha ritenuto infatti, per mera opportunità di bilancio, di convertire la precedente aliquota ICI determinata nella misura dell’1 per mille per tale tipologia di contratti, in un prelievo IMU determinato al 7,6 per mille da applicarsi, oltre a tutti i moltiplicatori sulla rendita catastale, per tutta la durata del contratto fino alla scadenza.

Personalmente credo che il Comune di Torino e, così gli altri Comuni in cui trovano applicazione i contratti più volte sopra citati, abbiano inteso far mente unicamente ad una logica di incasso, non valutando le ricadute sul mercato degli affitti e sulla possibilità di offrire ad inquilini una tipologia di contratto con un canone calmierato per il prossimo futuro.

Non vedo infatti quale ragione possa indurre un proprietario, tassato con l’IMU al 7,6 per mille, a considerare per il futuro di stipulare un contrarro di locazione a canone agevolato, secondo le indicazioni contenute negli accordi territoriali, così limitando la redditività proveniente dal proprio immobile concesso in locazione.

Mi permetto di sottolineare quanto mai la impostazione voluta dai nostri Amministratori sia miope e, priva di visione di lungo termine, considerato che l’incentivazione dei contratti a canone agevolato, consentendo l’immissione sul mercato di unità immobiliari a canoni contenuti, avrebbe potuto risolvere in gran parte, se non del tutto, il problema delle locazioni.

E’ noto infatti che nell’attuale momento di crisi siano numerose le azioni di sfratto per morosità, i cui numeri sono più che mai noti al Comune, che quotidianamente deve affrontare il problema dei nuclei famigliari soggetti a sfratto ed in gran parte trovare per i medesimi una soluzione abitativa, tanto è vero che in un primo tempo il Comune aveva considerato di applicare una aliquota agevolata IMU per i contratti di locazione concordati, contenendola nella misura del 4 per mille, idea sfumata molto probabilmente a causa dei soliti problemi di bilancio che attanagliano la nostra Città .

Confido che i nostri Amministratori alla luce del buon senso e nell’interesse comune di proprietari ed inquilini, vogliano riconsiderare la tassazione decisa per i contratti di locazione a canone agevolato, riportandosi ad aliquote più contenute, che diano impulso all’utilizzo di tale strumento locativo, oggi più che mai necessario alla luce delle considerazioni sopra esposte.

 

Il Presidente U.p.p.i. Provinciale

Piera  BESSI

 
 

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