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Casa coniugale in comodato e obbligo di rilascio

La Corte di Cassazione con sentenza n. 3179/2007 ha stabilito che il coniuge assegnatario della casa familiare a seguito di separazione personale, è tenuto al rilascio della stessa qualora l'immobile sia stato concesso in comodato e ne venga domandato il rilascio dal soggetto comodante.

Nel caso di specie l'immobile, di proprietà di una società facente capo al suocero della moglie assegnataria, era stato concesso in comodato al marito della coppia in virtù di un contratto di comodato e da questi destinato ad abitazione per la sua famiglia.

In sede di separazione personale dei coniugi, il Tribunale aveva assegnato la casa coniugale alla moglie, affidataria dei figli.

Successivamente, la società stessa aveva domandato il rilascio dell'immobile, motivando la richiesta in ragione della pendenza di una procedura esecutiva in corso e ferma l'esigenza di riacquisire l'immobile per ricavarne il maggiore prezzo.

I giudici di merito avevano ritenuta legittima la richiesta della società, rilevando la natura di "comodato precario" (un contratto di comodato in cui non è prevista l'assegnazione di un termine) e facendone discendere l'obbligo del comodatario di restituire il bene a richiesta del comodante.

A fronte della decisione dei giudici di merito, la ex moglie aveva quindi promosso ricorso in Cassazione ma i giudici della prima sezione lo avevano respinto, confermando la pronuncia emessa nei primi due gradi di giudizio.

Nelle motivazioni si legge infatti che: «quando un bene immobile concesso in comodato sia stato destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minori emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, contrariamente a quanto sostenuto, non modifica né la natura né il contenuto del titolo di godimento dell'immobile». In conseguenza la Suprema Corte prosegue affermando che «ove, come nella specie, si tratti di comodato senza la fissazione di un termine predeterminato - c.d. precario -, il comodatario è tenuto a restituire il bene quando il comodante lo richieda e che il diritto di recesso del proprietario è stato legittimamente esercitato».

Mette tuttavia in conto rilevare che nel 2004 la Suprema Corte, partendo dalle medesime premesse, e pur riconoscendo la inidoneità del provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge assegnatario di incidere sulla natura o sulle modalità di godimento del bene, era tuttavia approdata a conclusioni differenti.

In tale pronuncia, infatti, si stabiliva l'obbligo del comodante di consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto, salva soltanto l'ipotesi di un urgente bisogno, ai sensi e per gli effetti di cui  all'art. 1809 c.c.

Stante la profonda divergenza delle pronunce e nell'impossibilità di rinvenire nelle motivazioni una esplicita ragione idonea a delineare l'elemento di discrimine, è lecito supporre che risieda nelle differenti esigenze poste alla base della richiesta di rilascio.

Se nelle pronunce precedenti le ragioni del rilascio erano state valutate dalla Corte con minor rigore, nel caso oggetto della sentenza n. 3179/2007 l'esigenza di riacquisire l'immobile costituisce invece il portato di una necessità forte, consistente nell'essere l'immobile oggetto di una procedura esecutiva già in corso ed in quanto tale è stata ritenuta meritevole di maggior tutela rispetto al diritto di abitazione del coniuge affidatario.