Home Archivio Articoli
Un Parcheggio che può costare caro
Si profilano all'orizzonte tempi duri per gli automobilisti indisciplinati.
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione potrebbe infatti contribuire ad eradicare la diffusa e deprecabile prassi del c.d. "parcheggio selvaggio".
La sentenza n. 16571/2006 della Corte di Cassazione ha sancito infatti che tale prassi può, ove ricorrano certi presupposti, integrare il reato di violenza privata, punito dal codice penale all'Art.610 con la reclusione fino a 4 anni.
La pronuncia in oggetto prende spunto dai fatti che hanno come protagonista un automobilista palermitano trentasettenne che aveva lasciato la propria autovettura in sosta nell'altrui area condominiale, impedendo l'uscita sulla pubblica via ai veicoli parcheggiati all'interno del cortile.
La legittima richiesta da parte di uno dei condomini di rimuovere il veicolo, inopportunamente parcheggiato, era stata respinta con un secco rifiuto.
Particolare che è sicuramente valso a formare il convincimento del giudice e a rendere definitiva la condanna, già espressa in primo grado e successivamente confermata in appello, è stata la "protervia e arroganza" manifestata dall'automobilista che ha espresso il suo secco rifiuto.
Nelle motivazioni che accompagnano la sentenza si legge che " [...] il requisito della violenza, ai fini della configurabilità del delitto, si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione l'offeso, il quale sia, pertanto, costretto a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà [...]".
Elementi presenti nel caso di specie, ha ritenuto la Suprema Corte.
Non si tratta, invero, di una pronuncia del tutto nuova.
Al contrario, si inserisce in un filone giurisprudenziale in via di consolidamento, ove si consideri che già in precedenza (2005) la Corte di Cassazione aveva ritenuto sussistere il reato di violenza privata nel caso di un automobilista "distratto" che aveva parcheggiato in seconda fila la propria vettura, impedendo l'uscita dal parcheggio delle automobili parcheggiate lungo la via.
Una serie di pronunce che vanno accolte con certo compiacimento.
La condanna espressa dalla Corte di Cassazione è stata di tre mesi e dieci giorni di reclusione.
Pena che, seppur soggetta alla possibilità di essere sospesa con la condizionale, costituisce sicuramente un forte deterrente contro l'arroganza di molti automobilisti, che trova emblematica espressione nelle incivili e sicuramente "fantasiose" modalità di parcheggio fino ad oggi rimaste pressoché impunite.
Comportamenti prepotenti che da oggi possono costare molto cari.